venerdì 10 giugno 2016

Seguendo i tondi rossi

Inis Oirr (o Inisheer in inglese) è un’isola incantevole. 
Nel senso che la più piccola delle Irlandesi Aran Islands, e la più vicina alle scogliere di Moher sulle quali offre una vista invidiabile, esercita davvero una forma d’incantesimo su alcuni visitatori, e certamente l’ha fatto su di me.

Sono scesa dal traghetto, dopo una traversata di circa mezz’ora da Doolin, e ho sentito subito di essere arrivata a casa, ho sentito un senso di appartenenza e che l’isola, anche, apparteneva a me. Come si spiega altrimenti che già dopo poco non vedevo l’ora che l’ultimo traghetto salpasse verso Doolin, o verso Rossaveal, così che finalmente l’isola, libera dai turisti giornalieri, fosse solo nostra, solo mia.


 


Questo era il momento che apprezzavo di più: dopo cena, quando il sole stava per tramontare su Inis Meain, e si poteva quasi toccare la quiete nell’aria. 
La prima sera, con un cielo blu profondo illuminato dalla luna, dopo un acquazzone breve ma intenso, ho scoperto una piccola spiaggia nascosta, che è immediatamente diventata la “mia” spiaggia. E ho passato dei bei momenti là, a pensare e ad ascoltare il suono rasserenante dell’oceano.
Sull’isola la gente ti saluta sempre, se hai solo un istante di esitazione in mezzo alla strada c’è sempre chi si ferma e ti chiede se serve qualcosa, due chiacchiere si fanno con chiunque, in ogni circostanza e su qualunque argomento, e una tazza di tè con uno scone non manca mai. Di pomeriggio. Alla sera è una pinta di Guinness quella che si beve in compagnia in uno dei due pub dell’isola, dove se anche sei solo, non ti senti solo. 
E’ una cordialità contagiosa, quella isolana.
E quando incroci qualcuno più di un paio di volte, si è già diventati migliori amici e si inizia a parlare di tutto, dal tempo all’oceano, dalla politica ai pettegolezzi, dalla tua vita alla mia vita.
E’ un’isola da assaporare lentamente e in solitudine. Certo si può noleggiare una bici, ma le stradine sterrate sono tutte un saliscendi e la pedalata spesso diventa molto impegnativa; ma soprattutto in bici non si possono seguire i tondi rossi, e non farlo sarebbe un gran peccato.
Quando si arriva al cospetto dell’oceano, i sentieri e i campi finiscono e iniziano le rocce. E sulle rocce ci sono i tondi rossi, quelli che se li segui ti senti sicura, con una meta e una strada, un esploratore alla scoperta di un mondo per te nuovo ma antichissimo e pieno di bellezze e di pace.
Ho camminato quasi tutta questa piccola isola, che è più grande di quanto ti aspetti o t’immagini, e più varia e più ricca; e ho guardato l’oceano, e ne ho respirato l’energia e la forza, per poterci attingere ancora una volta tornata alla mia casa vera.
E’ un’isola da camminare tutta, Inis Oirr, percorrendo passo dopo passo i sentierini tratteggiati da centinaia di muretti di pietra che dividono tanti piccoli terreni dove pascolano placide mucche, qualche cavallo e poche pecore, attraverso un paesaggio che cambia in continuazione, dove è facile avere la sensazione d’essersi persi, ma basta guardarsi in giro per ritrovare il faro, o il relitto della Plassey, le imponenti scogliere di Moher sulla terraferma, la lunga costa esposta all’oceano, la spiaggia riparata, il lato che affaccia su Inish Meain e che guarda a Ovest e all’oceano aperto, e quindi ritrovare il proprio posto sull’isola, ma anche nel mondo e dentro di sé.
E’ un’isola da meditazione, Inis Oirr.
Questa è un’isola di mare e pietre, di grigio e blu, di pochi fiori selvatici e nessun albero. Un’isola dagli acquazzoni brevi e violenti e dalle lunghe giornate di sole, circondata dall’oceano che sembra tanto mite e tranquillo quando lo guardi dagli scogli ma che non lo è altrettanto quando lo navighi in traghetto.
O forse è l’isola che non ti lascia partire volentieri, che non vuole spezzare  l’incantesimo. Magari l’isola voleva tenermi là. E io avrei voluto restare.

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