lunedì 15 agosto 2016

Altre case, altre storie

Una in realtà è un'assenza di storia. O una storia di assenze.
È una casa in cima a una lunga salita - e il giorno dopo chiacchierando casualmente vengo a sapere che queste salite d'inverno, con le strade ghiacciate, non sono sempre praticabili, e chi abita lassù deve lasciare l'auto all'inizio della strada e proseguire a piedi.
C'è una bella vista, molto aperta, ma il mare è lontanissimo, si confonde con l'orizzonte, con le nuvole, si perde nella nebbia, è assente.

La casa è nuova e bellissima, con tanto legno, nelle porte, negli infissi, nelle scale, e fatta a regola d'arte, gli accessi  delle misure giuste, i rilevatori di fumo, i bagni ovunque. Apparentemente non manca nulla. Invece manca la storia, manca il vissuto. Questa casa è sempre stata data in affitto settimanale, ha visto solo occupanti fugaci e occasionali, non ci sono foto incorniciate né giocattoli dimenticati, non c'è traccia di gioie o dolori, non ci sono indizi, se sia stata abitata da qualcuno che amava la musica,  o leggere o dipingere o il bricolage.
È una casa muta, e da qui non si sente il mare.
Non è quello che sto cercando.
Via, a vederne altre.

Quest'altra già lo sapevo che non mi sarebbe piaciuta, l'ho vista solo a scopo di documentazione. È bella, nuova, si vede la mano dell'architetto, ha una vista bellissima, è particolare perché è upside down (boy, you turn me), nel senso che le stanze sono a piano terra e la zona living è al primo piano. Certo è bello guardare il mare dal divano, sorseggiando un drink con gli amici, ma così la stanza principale affaccia sul posto auto, e si perde un po' di poesia. Questa casa mi racconta una storia un po' snob, i proprietari forse erano stati attirati dal locale campo di golf ma probabilmente a lungo andare si sono un po' stancati, nonostante i viaggi - la casa racconta di molti viaggi, ed esotici - e gli amici - è una casa accogliente, con un grande tavolo per cene in compagnia. Anche il giardino è tutto aiuoline e sentierini e panchine per godersi la vista. Neppure un capanno per gli attrezzi, neanche una zolla per coltivare i pomodori.
E' comprensibile, che si siano stancati, questo non è un posto snob, non è un posto da ostentazione, e neanche da sfoggio, nonostante il golf e gli hotel con le stanze di lusso con la vista.
Questo è un posto per chi ama la natura e i silenzi, per chi si incanta a seguire l'avanzare della marea, per chi passa ore a guardare le evoluzioni dei gabbiani o dei delfini, o i giochi delle inattese lontre.
Per chi non finisce mai di stupirsi davanti a un tramonto sempre diverso. E' il luogo ideale per dedicarsi al giardinaggio, o alle lunghe letture nei giorni di pioggia.
Non si può cambiare radicalmente l'anima di una casa.
Questa non fa per me.
Via, a vederne altre.

Questa altra casa è bellissima, grande, con un sacco di stanze e bagni, da poterci ospitare tutti gli amici in visita, anche tutti insieme. Con un giardino splendido: la proprietaria ha lavorato in un grande giardino botanico, è una che sa il fatto suo e ha portato qui, disponendole con cura e gusto, piante particolari, inconsuete, singolari. C'è persino la serra e nel capanno un bancone per lavorare su semi, bulbi e innesti, come una sorta di mago Merlino con i guanti verdi. Anche la vista è molto bella, anche se su un punto dove il mare si restringe a causa di un isolotto proprio di fronte. Poco male.


E' una casa che ha visto amore, ne sono testimonianza le stanze delle nipoti con le decorazioni e le lucette e gli oggetti per quando tornano, Ha visto operosità, lavoro e fatica, ma ne custodisce anche le ricompense, come l'auto d'epoca di cui vanno molto fieri. E' piena di centrini e ninnoli. Coi proprietari abbiamo scoperto di essere stati in vacanza nello stesso cottage a distanza di poche settimane. Che non prova tanto che il mondo è piccolo, quanto che abbiamo gusti simili (e che io vado da quelle parti abbastanza spesso). 
Anche loro la devono lasciare perché è fuori dal mondo, è una storia, questa, che si ripete davvero spesso: figli lontani, emergenze mediche, e l'essere remoto che è stato così bello in una certa fase della vita, che l'ha contraddistinta, ne è stato la caratteristica che ha plasmato tutte le altre, a un tratto diventa non più sostenibile. Prima garantiva tranquillità, rifugio, protezione, ora invece fa paura, è diventato ostile.
E questo spaventa e trattiene anche me. A malincuore, ma la mia ricerca di remoto, di distanze, di lontananza deve venire a patti con la realtà.
Mi dispiace, ma non è la mia.
Via, a vederne altre.
(to be continued)

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