martedì 16 agosto 2016

Save the best for last

Sono rimaste le quattro case preferite.
Sono state visite molto gradevoli e case che con diverse intensità mi hanno conquistata.


In una finalmente il motivo della vendita è creativo, fa parte di un progetto, non è una resa. È una casa dove tutto racconta di entusiasmi,  idee, iniziative, anche un po' folli. Il garage e il casotto ospitano una impressionante serie di "giocattoli": kayak,  bici,  mazze da golf, strumenti per il fai-da-te. Anche la casa trabocca di libri e di album musicali. Questa  coppia pensa che sia giunto il momento per loro di raccogliere i frutti di tanto lavoro e tanto impegno e godersi la vita. L'unica figlia è in Australia, iperattiva come i genitori, che adesso vogliono viaggiare, vedere il mondo, comprarsi un camper e andare in giro.
La vita in questa casa è stata frenetica e impegnata, entrambi hanno lavorato coi turisti, e sono stati coinvolti in tante attività comunitarie. Qui c'è un gruppo per ogni cosa, dalla danza al ricamo alla meditazione, e se non c'è,  si crea. Solo, mi informa la mia gentile ospite mentre beviamo il caffè,  è meglio se non mi faccio troppe illusioni di trovare l'amore: non ci sono uomini soli.
Questa casa ha una bella energia, è vivace, sprizza gioia di vivere.

In un'altra casa la proprietaria è una signora con giusto qualche anno più di me, sola, con un figlio che ha preso la sua strada, è un'insegnante in pensione, e vuole fare downgrading: la casa troppo grande e impegnativa, il giardino che non cura perché non le interessa tanto, gli spazi che restano vuoti, la porta principale che non usa mai, la bellezza che consola ma sempre meno.
Mi dice che a volte passa ore a guardare fuori dalla finestra.  Ma non basta più, si vede. Mi colpisce la sua storia perché è un po'  il contrario della mia, io spero di avere più spazio più tempo più interessi. Voglio (spero,  desidero, vagheggio) fare un upgrade. 
La casa è come se sentisse questa desolazione e la rispecchiasse. È mogia, dimessa, un po' umida perché non vi arde il fuoco della vita. Ed è un peccato, è una casa che avrebbe ancora molto da offrire, a chi volesse prendersi la briga di ridarle scopo, entusiasmo,  motivazione, a chi decidesse di farla rifiorire.  Quanto a me, rischia di essere un compito superiore alle mie forze, e se mi sono sentita empaticamente molto vicina alla proprietaria, la casa m'ha mandato segnali che direi inequivoci: dalle ampie finestre, nonostante la vista spettacolare, il mio sguardo continuava a cadere sul palo della luce e soprattutto non sono riuscita a trovarla, proprio la sua strada non la vedevo, ho dovuto chiedere e alla fine farmi accompagnare. 
E mentre la cercavo ne ho vista un'altra, per cui avevo l'appuntamento più tardi, che mi ha conquistata.

Questa non è perfetta, nulla lo è,  non una casa, non un uomo non un lavoro. Sono sempre necessari dei compromessi, cose cui si rinuncia a favore di altre che si decidono più importanti. Cose che si accettano, cose che fanno la differenza. Secondo una scala di valore personalissima.
Non è perfetta ma mi ha conquistata, con la sua splendida cucina in cui già m'immagino a fare torte, con il mare vicino vicino e un giardino favoloso, così grande da poterci fare una vera passeggiata dopo cena, da allevarci i polli, da coltivare le verdure. Che io non sappia nulla di giardinaggio, di allevamento e di orticoltura è del tutto secondario.
Questa casa mi ha chiamato, e ha già iniziato a svelarmi i suoi segreti. Mi ha dato energia e attivato l'immaginazione. Mentre la guardavo già vedevo come la vorrei cambiare per renderla mia.
Questa casa è davvero una promessa, di una vita diversa, di un altro modo.  Quando sono tornata a vederla prima di partire, assenti i proprietari,  ho fatto amicizia con la vicina di casa, che sapeva di me e stava andando a fare la lavatrice li,  essendo la sua rotta.  E di nuovo ho incrociato questo incredibile senso di comunità dove tutti ci sono per tutti, ma senza diventare mai invadenti.

Conquistata quindi da questa casa, ma penso spesso anche ad un'altra. Che ha una storia più triste, la padrona vuole lasciarla perché ora è vedova, la casa è troppa e ci sono troppi ricordi, ovunque. Se vuole andare avanti deve andare via. E questo è uno spirito sano, giusto. La casa è stata chiaramente il luogo di un grande affiatamento, ogni dettaglio testimonia amore e prendersi cura. Io credo che una casa che ha un vissuto di amore continui a darne.
Questa inoltre permetterebbe un progetto di vita davvero ampio, perché c'è anche lo spazio per un'attività.
Inoltre ha la vista più bella di tutte, da incantarsi proprio.

Queste le case e le loro storie, e intrecciate con loro, la mia. 
La storia di un sogno, 
Che probabilmente resterà tale.
(The End)



1 commento:

  1. Che bello il tuo racconto Adriana! Mi è sembrato di visitare tutte le case con te. spero tanto che una diventi veramente tua!

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